Canali informativi
Assistenza sociale PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Ottobre 2008 11:15
L'assistenza sociale garantisce il sostentamento alle persone che si trovano nel bisogno, incoraggia la loro indipendenza materiale e personale, persegue il loro inserimento sociale e professionale.La Costituzione federale sancisce il diritto all'assistenza per le persone che si trovano nel bisogno. Chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto d'essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un'esistenza dignitosa. L'assistenza sociale interviene quando la persona in questione non è in grado di sopperire ai propri bisogni né può essere assistito in tempo utile dai propri cari. Aree di intervento
Gli interventi dell'assistente sociale, in generale, si possono scindere in due macrocategorie: - socio-assistenziali: come ad esempio gli interventi di assistenza domiciliare, i contributi economici, ecc.;- professionali: ad esempio il colloquio, la ricostruzione della storia sociale, la programmazione, la progettazione, la presa in carico, ecc. Sono molteplici, invece, le aree di intervento che possono coinvolgere un assistente sociale. Il lavoro di assistente sociale può essere svolto esclusivamente nell'ambito sociale o integrato con la sanità. Le principali aree di intervento di cui si occupa un assistente sociale sono:
·Minori;
·Persone con problematiche psico-sociali (dipendenze di ogni tipo, salute mentale, ecc...);
·Disabili;
·Anziani
Nell'anno 2000, dopo 110 anni di attesa, è stata promulgata la Legge 328 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali". Questa mira a promuovere interventi sociali, assistenziali e sociosanitari che garantiscano un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà.
 
L'impresa sociale PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Ottobre 2008 11:14
A partire dagli anni ’80 si vanno affermando sempre di più forme imprenditoriali e organizzative create per perseguire finalità sociali, operando nel mercato concorrenziale.
La forma giuridica che risponde a queste esigenze è quella dell’Impresa Sociale che comprende tutte le Imprese private, comprese le Cooperative, in cui l’attività economica d’impresa principale è stabile e ha per oggetto la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale e di intersesse generale. Si distingue così il concetto di Imprenditoria da quello di finalità lucrativa: si riconosce l’esistenza di Imprese con finalità diverse dal profitto.
Il valore aggiunto (link spiegaz) rispetto a un’Impresa tradizionale sta nel tentativo di produrre servizi ad alto contenuto relazionale, nel cercare di fare “rete” con esperienze per quanto riguarda il Terzo Settore, nel produrre novità positive per la comunità; fondamentali sono la promozione dello sviluppo locale, la garanzia di democraticità dell’organizzazione e di un coinvolgimento diretto dei lavoratori nella gestione, l’adozione di valori quali la giustizia sociale, le pari opportunità e la riduzione delle disuguaglianze.
La disciplina di questi Enti contenuta nella 1.118/05 è stata resa organica e attuale tramite il d. legs. 155/06.
L’Impresa Sociale può operare nei seguenti ambiti di attività:

Assistenza Sociale;
Assistenza Sanitaria;
Educazione;
Tutela Ambientale;
Tutela dei Beni Culturali;
Formazione Extrascolastica;
Turismo Sociale.
 
Le Onlus PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Ottobre 2008 11:14
La sigla ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) indica una categoria tributaria che gli articoli 10 e seguenti del D.Legs. 4 Dicembre 1997, n°460, prevedono possa essere assunta da Associazioni, Comitati, Fondazioni, Società Cooperative e altri Enti di carattere privato con o senza personalità giuridica i cui statuti o atti costitutivi redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata, autenticata o registrata, prevedono una serie di requisiti.
Tale qualifica dà la possibilità alle ONLUS di godere di “agevolazioni fiscali”.
E’ possibile distinguere alcune categorie che rientrano nelle ONLUS:

Le Organizzazioni di Volontariato, in cui rientra l’Ente JESUS MISSIONE CRISTIANA AIUTI SOCIALI;
Le Cooperative Sociali;
I Consorzi di Cooperative Sociali;

Questo tipo di Organizzazioni sono chiamate “ONLUS DI DIRITTO”.

Altre categorie di Enti hanno invece la possibilità di derogare al divieto di svolgere attività diverse da quelle previste tassativamente e sono riconosciute come “ONLUS PARZIARIE” che comprendono:

Enti Ecclesiastici con cui lo Stato ha stipulato accordi;
Associazioni di Promozione Sociale, in cui rientra l’A.S.A.S. , ASSOCIAZIONE SERVIZI ASSISTENZIALI SOCIALI, ricompresa tra gli Enti di cui l’articolo 3 della legge 25 Agosto 1991, n°287 le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’Interno insieme alle autorizzazioni concernenti la somministrazione di alimenti e bevande nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli cooperativi e dagli Enti a carattere nazionale.

Al fine di acquisire la qualifica tributaria ONLUS, è necessario che gli Enti richiedenti abbiano una serie di requisiti:

svolgimento di almeno una delle seguenti attività:

Assistenza Sociale e Socio Sanitaria;
Beneficenza;
Istruzione;
Formazione;
Sport dilettantistico;
Promozione della Cultura e dell’Arte;
Tutela e valorizzazione dell’Arte e della Storia;
Tutela e valorizzazione dell’Ambiente;
Tutela dei diritti civili;
Ricerca scientifica di particolare interesse Sociale;



Esclusivo proseguimento di finalità di solidarietà sociale;

Divieto di svolgere attività diverse da quelle su mensionate ad
ad eccezione di quelle attività ad esse connesse;


Divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi digestione, cioè fondi o riserve durante la vita dell’organizzazione, ad eccezione che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre ONLUS, che sempre per legge, per statuto o per regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura;
Obbligo di impiegare i fondi e avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse connesse;
Obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui l’articolo 3, comma 190, della legge 23 Dicembre 1996, n°662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
Obbligo di redigere il bilancio e il rendiconto annuale;
Disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età, il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni per lo statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’Associazione;
L’uso, nella denominazione o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o dell’acronimo ONLUS;
La categoria delle ONLUS è destinataria di un regime tributario di favore per quanto riguarda le imposte sui redditi, l’imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre imposte indirette.
Una condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni fiscali è l’iscrizione all’Anagrafe Unica delle ONLUS, tenute dalle Direzioni Regionali delle Entrate competenti per territorio.
A partire dal 17 Marzo 2005 le imprese e le persone fisiche potranno dedurre dal proprio reddito imponibile fino al 10% dello stesso, qualora questo sia stato destinato a donazioni a favore di ONLUS.
Il tetto massimo di deducibilità è di 70.000,00.
Le persone fisiche possono beneficiare di una detrazione delle imposte del 19%.
Con la legge “più dai meno versi” si è resa possibile inoltre una maggior deducibilità delle donazioni effettuate a favore delle organizzazioni ONLUS e si è così favorita l’attività di <>

Dal 2006 le ONLUS, infine, possono concorrere al <>.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Ottobre 2008 11:21 )
 
Il NO profit PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Ottobre 2008 11:13

IL NO PROFIT

Non Profit è una locuzione giuridica di derivazione inglese che significa “non a scopo di lucro” e indica quindi quelle organizzazioni i cui avanzi di gestione utili sono interamente reinvestiti per gli scopi organizzativi. Il termine è di origine statunitense che sta per “non profit organizations” e sta ad indicare quegli Enti che operano senza avere, come fine principale, il conseguimento di un profitto, scientificamente sentito come “not for profit”.
All’interno della categoria
non profit troviamo quelle organizzazioni cui sia applicabile la recente disciplina riservata alle ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITA’ SOCIALE, le cosiddette ONLUS, ma anche quelle che sia pure in progetto o in corso di formazione o consolidamento, abbiano caratteristiche affini.
Gli Enti che compongono il mondo del non profit si differenziano sostanzialmente nella loro struttura, distinguendosi per tipologia e status giuridico.
In particolare fino ad ora la nostra legislazione italiana ha disciplinato differenti tipi di organizzazioni private che operano senza fini economici con finalità solidaristiche:
le organizzazioni non governative (leg. 49/1987);
le organizzazioni di volontariato (leg.461/1998);
le associazioni di promozione sociale (leg 383/2000).

 
Il mondo del sociale PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Ottobre 2008 11:12
Il mondo del Sociale, del volontariato e del professionismo include un insieme di valori e orientamenti largamente condivisi dalla società e dall’opinione pubblica, come libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti civili ponendo particolare attenzione a quelle fasce disagiate della popolazione.
Ogni realtà ha un proprio cuore, ed anche in una medesima città, ogni singola espressione di impegno sociale e di volontariato mantengono ben salda la strategia della libertà e della propria peculiare originalità.
Gente senza padroni almeno in questa esperienza così libera e liberatoria.
La disattenzione cronica dello Stato verso le crescenti categorie deboli in Italia, avrebbero visto una vera e propria strage di innocenti se questa armata del gratuito volontariato e del privato sociale non avesse sempre egregiamente funzionato. Riprova ne è la mancanza di un programma che almeno minimamente articoli qualche pensiero che non sia banale e retorico in difesa ed aiuto delle tante povertà della nostra società e ancor più sconfortante è l’assenza di programmi politici seri che siano destinati specificatamente al sociale ed alle sue urgenti necessità.
Alla base di tutto vediamo, dunque, minori in grave difficoltà, bambini che soffrono, anziani indigenti, giovani coppie nell’impossibilità di progettare un futuro in autonomia, pensionati nell’impossibilità di arrivare alla fine del mese con serenità e accanto a questi problemi troviamo una sempre più crescente incompetenza della sanità capace di arrivare alla portata di tutti e la particolare disattenzione verso queste critiche realtà.
Il mondo del sociale è quindi paragonabile ad una vera e propria Impresa, poiché ha un interlocutore debole, e ha bisogno che si rinforzi… perchè in realtà il “bisogno” è estremamente grande.

Ognuno di noi prefigge per la propria vita un lavoro che sia in grado di soddisfare al meglio le nostre esigenze, principalmente economiche; concetto per la maggior parte delle volte, specie tra i giovani, tramandato dal pensiero tradizionale della famiglia.
E’ proprio nel momento in cui si viene a comprendere l’immenso Valore del Lavoro nel Sociale che cambiano radicalmente le aspettative.
Il ”lavoro” nel Sociale è concepito in un’altra prospettiva che include sempre la stessa dignità di tutti gli altri, ma che presenta diverse leggi, richiedendo però competenze maggiori.
Il primo concetto, di fondamentale importanza, è comprendere “per chi lavori”. Si parte, dunque, dal presupposto che l’incarico che si assume all’interno del mondo del sociale è basato sui “BISOGNI DEGLI ALTRI, quindi sull’UOMO. Chi lavora nel sociale rappresenta un insieme di persone dirette verso gli stessi obiettivi: si parte dagli altri, poiché il nostro operato deve essere utile prima a soddisfare i bisogni degli altri, per poi giungere anche ad una soddisfazione di noi stessi.

Il secondo concetto serve per comprendere il valore del lavoro che svolgiamo.
Dalle parole di kierkegaard : “Un’opera non è tale, non può esistere se nessuno ha il coraggio di dire io”. Bisogna farsi avanti, bisogna mettere in gioco il proprio “io” e la propria libertà, poiché il tempo che abbiamo non è nostro, ma deve essere dedicato principalmente per gli altri. Tutto deve essere costruito da sé. Si parte da zero, si rischia, si lotta per perseguire gli obiettivi prefissati, poiché il punto non si limita al guadagno o al non guadagno, il punto è ognuno di noi.
Bisogna orientare l’evoluzione del sistema convinti del “valore” dell’esperienza che facciamo”.
Il nostro fare è prezioso più di quanto possiamo immaginare.

Il terzo punto da chiarire per comprendere l’esperienza del Terzo Settore è concepire il lavoro non-profit come un VENDERSI per gli altri e non un vendere. Per questo chi lavora in questo campo dice: “…lavoro e respiro…”.
Quando si è certi che lo scopo che abbiamo è GRANDE, tutto è GRANDE, anche il minimo dettaglio, il minimo particolare diventa GRANDE. Ogni piccolo nostro operato è immenso per chi lo riceve, anche se, superficialmente parlando, potrebbe sembrare poco o addirittura “niente”.
Magari inizialmente ci si sente frustrati, o per uno sviluppo troppo lento del proprio operare, per esempio quando un progetto non va a buon fine, o per la mancanza di persone che dedicano attenzione a queste problematiche sociali, allora si pensa di aver perso tempo, di aver girato intorno ad un qualcosa che alla fine non è nato.
In realtà non è così. Questa è solo una fase iniziale da attraversare con tenacia, poiché da questo si parte per arrivare ad alti livelli, da questo possiamo acquisire la consapevolezza che tutto deve essere sudato, proprio per avere la capacità di “piegarci” alle situazioni che giornalmente ci si presenteranno in futuro.
Questa è un’altra qualità che il professionista che lavora nel mondo del sociale deve possedere: la capacità di piegarsi alla realtà, il sentire il bisogno d’amore della persona che si ha di fronte e contemporaneamente dare, dare e ancora dare…
Dare tutte quelle attenzioni che persone che stanno nel bisogno meritano.

Possiamo affermare quindi che l’esperienza nel Mondo del Sociale è il “principio che realizza se stessi e la propria vita”.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Ottobre 2008 11:22 )
 
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